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Varroa e Patologie dell'Alveare

LA VARROA è un'acaro che proviene dall'Est Asiatico. All' inizio degli anno ottanta fu segnalata in Italia. La commercializzazioni di sciami e di api regine in primo luogo, la sciamatura naturale, il saccheggio ed il trasporto via fuco, insieme ad una grande capacità di adattamento hanno facilitato la diffusione su tutto il territorio nazionale.

La Varroa è di forma ovoidale, di colore rosso-bruno, poco più grande di un millimetro. Ha otto zampe, un apparato pungente e succhiante. Il suo maschio è ancora più piccolo, praticamente invisibile agli occhi dell'apicoltore. E? costretto ad accoppiarsi e a vivere solo all'interno delle cellette dei favi.

La Varroa danneggia sia la covata che l'ape adulta. In particolare, all'interno delle celle di covata si manifesta la sua forza distruttiva succhiando l'emolinfa delle larve, provocando la nascita di api deformi, l'indebolimento generale della famiglia, la diffusione di virus e batteri, che portano alla distruzione totale della famiglia nel giro di qualche anno. La Varroa si nasconde tra i segmenti addominali dell'ape e all'interno delle cellette dei favi con covata subito prima dell'opercolazione. Quest'abitudine dell'acaro rende problematico ogni intervento disinfestante dell'apicoltore. Altra abitudine della varroa è la preferenza a riprodursi in celle con larve da fuco.

La Varroa si riproduce solo all'interno delle celle di covata opercolate, la femmina vi entra poche ore prima che la celletta venga chiusa.

LA TARMA DELLA CERA o galleria melonella o camola del miele può essere considerata il nemico numero uno dei favi. Diffusa e presente ovunque si trovino alveari.

Le sue larve si nutrono dei favi, li distruggono e contribuiscono alla trasmissione di malattie infettive quali LA PESTE AMERICANA. Per questo motivo è importantissimo, quando si riduce il numero dei favi all'interno dell'alveare, o quando si immagazzinano i melari al termine della stagione produttiva, predisporre in un luogo fresco ed arieggiato e munirsi di prodotti idonei a contrastare l'azione distruttiva delle larve.

LA PESTE AMERICANA è una malattia batterica molto contagiosa che colpisce le covate delle api mellifere, in particolare le larve di uno o due giorni.

La peste americana colpisce le api e non costituisce un pericolo per l’uomo.La malattia presenta un decorso lento. In genere le larve infette muoiono solo dopo l’opercolatura, nello stadio di larva matura o pupa. Esse degenerano in una massa filamentosa di colore giallo-marrone che diventa sempre più scura.

Gli opercoli dei favi infestati si infossano e si forano. Il contenuto altamente contagioso dell’alveolo si secca e aderisce al fondo, come una crosta difficile da rimuovere. Un’infezione recente emana un odore simile alla ricotta fresca.

Contagio e diffusione: L’agente patogeno è il batterio Paenibacillus larvae, le cui spore hanno un’elevata capacità di sopravvivenza. Al di fuori della colonia rimangono infettive per decenni e sopravvivono anche in ambiente secco o umido, ad alte o a basse temperature.

Le spore contagiose si diffondono da una colonia all’altra prevalentemente per via indiretta attraverso il cibo (tramite i saccheggi oppure il nutrimento o il miele contaminati). La malattia è inoltre trasmissibile attraverso gli interventi dell’apicoltore, favi e apparecchiature contaminati o l’acquisto di api infette.

Se le larve infette si tramutano in larve mature, prepupe e pupe, si formano grandi quantità di spore contagiose. Le api che puliscono gli alveoli da larve e prepupe morte propagano la malattia nutrendo una nuova covata.

NOSEMA APIS è un microsporidioparassita unicellulare che affligge normalmente le api. Causa la nosemiasi, a cui spesso ci si riferisce con il termine nosema, e che con la Varroa destructor costituisce la patologia maggiormente diffusa.

Lo stato dormiente del nosema è costituito da spore resistenti alle variazioni di temperatura e di umidità. Le spore di nosema non possono essere infatti distrutte con il congelamento dei favi contaminati.

Si localizzano nelle cellule dell'epitelio intestinale ed in altre cellule. Le spore sono circondate da uno spesso involucro prodotto dalla cellula che vi è contenuta; entro la spora vi è un “filamento polare” che si diparte da un sacco, o “cappa polare”, e si avvolge nella parte periferica della cellula. Presso la cappa polare vi è una struttura formata da membrane arrangiate in vario modo, dette “polaroplasto”, probabilmente coinvolto nell'estroflessione del filamento. Il filamento assicura l'aggancio alle cellule dell'ospite e serve anche come dotto di uscita per l'amebula; questa entra nelle cellule intestinali ove inizia l'accrescimento. Il trofozoide presenta il citoplasma privo di mitocondri; esso va incontro ad una serie di divisioni in seguito alle quali si formano molte cellule: ognuna di queste dà luogo ad una spora. Le cellule ospiti divengono ipertrofiche e rilasciano le spore mature che escono all'esterno con le feci.

I sintomi della nosemiasi possono essere spesso confusi con altre patologie dell'ape mellifera. Tra questi sono identificabili i seguenti:

  • lento accrescimento primaverile della famiglia;
  • dissenteria evidenziata da frequenti deiezioni di colore giallastro all'esterno della colonia;
  • ali disgiunte;
  • addome gonfio;
  • assenza del riflesso del pungiglione;
  • frequente sostituzione precoce della regina.

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